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Assegno di mantenimento per i figli: quali detrazioni spettano nel 2026

Quando una coppia si separa o divorzia, tra le tante questioni pratiche da affrontare c’è anche quella fiscale legata all’assegno di mantenimento per i figli. È un tema che, seppur non riguardi direttamente l’acquisto o la vendita di un immobile, spesso si lega a doppio filo alle decisioni sulla casa familiare — motivo per cui anche noi, come agenzia immobiliare radicata nel territorio della Franciacorta, riteniamo utile fare chiarezza.

La regola di base: l’assegno per i figli non è deducibile

A differenza di quanto molti pensano, le somme versate mensilmente per il sostentamento dei figli non possono essere portate in deduzione da chi le paga. Allo stesso tempo, per il genitore che le riceve (o per il figlio stesso) si tratta di importi totalmente esenti da tassazione: non vanno indicati nella dichiarazione dei redditi e non possono essere ottenuti come sgravio in busta paga.

Cosa si può comunque detrarre

Se l’assegno fisso mensile non genera alcun beneficio fiscale, resta invece la possibilità di detrarre al 19% le spese effettivamente sostenute per i figli durante l’anno, purché documentate. Parliamo in particolare di:

  • Istruzione (nidi, scuole, università): tetto di 1.000 euro per figlio, con un rimborso massimo di circa 190 euro
  • Mensa scolastica e servizi integrativi: rientrano nello stesso tetto dell’istruzione
  • Attività sportive per ragazzi tra 5 e 18 anni: tetto di 210 euro per figlio, rimborso massimo di circa 40 euro
  • Spese mediche e sanitarie: nessun tetto massimo, con una franchigia di 129,11 euro

Per i genitori separati o divorziati, la detrazione spetta a chi ha effettivamente sostenuto la spesa, oppure può essere divisa al 50% per accordo tra le parti. Un dettaglio importante riguarda l’intestazione dei documenti di spesa: fatture e ricevute devono essere a nome del figlio o del genitore che paga, e se il pagamento è frazionato va annotata sulla ricevuta la quota effettivamente versata da ciascuno.

Cosa è cambiato dal 2022: l’Assegno Unico

Un punto che genera spesso confusione riguarda il passaggio dalla vecchia detrazione per figli a carico al nuovo Assegno Unico INPS. Fino a qualche anno fa, lo Stato applicava uno sconto automatico sulle tasse (fino a circa 950 euro annui per figlio sopra i 3 anni, di più per i più piccoli), che si riduceva progressivamente con l’aumentare del reddito. Oggi questo meccanismo non esiste più: è stato sostituito da un bonifico mensile diretto dall’INPS. Nel modello 730 resta solo la possibilità di detrarre le spese specifiche elencate sopra.

Per i figli maggiorenni, le agevolazioni restano valide oltre i 21 anni se il ragazzo rientra nei limiti di reddito previsti per essere considerato fiscalmente a carico (sotto i 4.000 euro annui fino a 24 anni, sotto i 2.840,51 euro dopo i 24 anni).

E l’assegno all’ex coniuge?

Diverso è il trattamento della quota di mantenimento destinata all’ex coniuge (non ai figli), che invece resta deducibile dal reddito di chi la versa, mentre chi la riceve deve dichiararla come reddito assimilato a quello da lavoro dipendente. Attenzione però: questa deducibilità vale solo per separazioni o divorzi di coppie sposate o unite civilmente, e non per le coppie di fatto. Se il giudice ha stabilito un importo unico e cumulativo senza distinguere le quote, la legge presume che il 50% sia destinato ai figli (quindi indeducibile) e solo l’altro 50% sia deducibile come quota per l’ex coniuge.

Perché ne parliamo anche noi

Le questioni legate alla separazione spesso comportano scelte importanti sulla casa: assegnazione dell’abitazione familiare, eventuale vendita o gestione condivisa dell’immobile. Conoscere il quadro fiscale legato al mantenimento dei figli aiuta a pianificare con maggiore consapevolezza anche le decisioni immobiliari che ne derivano.

Fonte: idealista.it – articolo del 26 giugno 2026, a cura di Pierpaolo Molinengo

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